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Virgilio, sollecitato dal circolo di Mecenate, scrive nel 29 a.C. un poema che celebra Roma e Augusto, progettando di creare un poema nazionale romano. Secondo alcuni lo meditava già da tempo, infatti nelle Georgiche, poema sulla vita dei campi, si trova il seguente verso:


Mox tamen ardentis accingar dicere pugnas/Cesaris
Ben presto, tuttavia, mi accingerò a cantare le battaglie ardenti di Cesare

Ciò è stato interpretato come la dichiarazione della volontà di scrivere quel poema che Augusto si attendeva dagli intellettuali e dai poeti della cerchia di Mecenate, il vero organizzatore della politica culturale del princeps. La composizione si protrasse per anni: una volta elaborato il progetto complessivo e la ripartizione del poema in Libri, pare che il poeta stendesse in prosa i contenuti e poi procedesse alla versificazione e al lavoro di revisione. I Libri non furono composti nell'ordine nel quale si presentano, ma in ordine sparso, a seconda delle propensioni del momento e dell'ispirazione poetica: lo dimostrano le incongruenze che la prematura morte del poeta impedì di eliminare.